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Editoriale

Mauro Bafile<p>16/05/2011 Immigrazione ed emigrazione una ricchezza per il Paese

Mauro Bafile

16/05/2011

Due paesi. Due Italie. Il presidente Napolitano, con il suo autorevole intervento, ha messo il dito nella piaga. E fatto notare quanto assurdo sia che chi nasce in Italia non abbia diritto alla cittadinanza. Eppure è così. Tale è il caso dei figli degli immigrati. Una ingiustizia giuridica alla quale il capo dello Stato ha chiesto di porre rimedio. Il presidente Napolitano, trasformandosi nella coscienza del Paese, ha semplicemente messo in evidenza il problema che riguarda tanti giovani, che, sebbene formalmente continuino ad essere stranieri a seguito della normativa vigente, siano di fatto cittadini italiani

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Piemonte

 

Popolazione: 4.441.946 abitanti

Capoluogo: Torino (911.534 ab. / 2009)

Province: Alessandria – Asti – Biella – Cuneo – Novara – Torino - Verbano-Cusio-Ossola - Vercelli.

Numero Comuni: 1.206

Piemonte è una regione dell'Italia nord-occidentale di oltre 4,4 milioni di abitanti con capoluogo Torino. Confina ad ovest con la Francia (regioni Rodano-Alpi e Provenza-Alpi-Costa Azzurra), a nord-ovest con la Valle d'Aosta, a nord con la Svizzera (cantoni Vallese e Ticino), ad est con la Lombardia, a sud-est con l'Emilia-Romagna (condivendo un confine di poco meno di 8 km) e a sud con la Liguria. È la quarta regione in Italia per export con un PIL di quasi 130 miliardi di euro.

La regione fa parte dell'Euroregione Alpi-Mediterraneo. Inizialmente il termine "Piemonte", che a partire dalla fine del XII secolo appare scritto nelle cartine topografiche nella versione latina Pedemontium o Pedemontis (che significa "Al piede del monte") identificava i possedimenti dei Savoia limitati ai tratti compresi in prossimità del Sangone, dalla Dora Riparia e dal Po. Successivamente il termine si estese ad indicare una parte sempre più ampia della pianura al di qua delle Alpi, in concomitanza alle conquiste dei Savoia.

Il territorio della regione è suddivisibile in 3 fasce concentriche, di cui la prevalente (e più esterna) è quella alpina ed appenninica (ben il 43,3% del territorio regionale); al suo interno vi è la zona collinare (30,3% del territorio), la quale racchiude la zona pianeggiante (26,4% del territorio). Nella regione scorrono moltissimi fiumi e torrenti, tutti affluenti del fiume Po, il più lungo d'Italia, che nasce al Pian del Re ai piedi del Monviso.

Abitato fin dall'età neolitica, dopo lo scioglimento dei ghiacci in alta Val Padana, nel I millennio a.C. fu occupato dalle popolazioni celtiche o liguri dei Taurini e dei Salassi, successivamente sottomessi dai Romani (220 a.C.), che fondarono colonie come Augusta Taurinorum (l'odierna Torino) ed Eporedia (Ivrea). Dopo la crisi della parte occidentale dell'impero la regione divenne sede d'incursioni, scontri e conquiste da parte di Odoacre, dei burgundi, dei goti (V secolo d.C.), dei bizantini, dei longobardi (VI secolo), dei franchi (773), conservando però una certa autonomia. Nel IX e X secolo subì le nuove incursioni degli ungari e dei saraceni che distrussero, fra l'altro, l'Abbazia di Novalesa in Val di Susa. Amministrativamente divisa in contee e marche, fu in parte riunificata nell'XI secolo da Olderico Manfredi, che ottenne le due importanti marche di Torino e Ivrea e le lasciò in eredità al genero Oddone di Savoia, figlio di Umberto I Biancamano.

Il processo di riunificazione del Piemonte sotto i Savoia richiese diversi secoli, dapprima per la formazione di comuni autonomi, come Asti e Alessandria (XII secolo), e forti marchesati, come quelli di Saluzzo (XI secolo) e del Monferrato (XII secolo); poi per l'intervento di potenti signori esterni, come i Visconti (XIV secolo); infine per il coinvolgimento della regione nelle lotte fra gli Asburgo e i Valois per l'egemonia in Italia e in Europa (XVI secolo). Solo dopo la pace di Cateau-Cambrésis (1559) Emanuele Filiberto e i suoi successori poterono avviare il processo di definitiva riunificazione, ultimato nel 1748 con la pace di Aquisgrana. Dopo la parentesi della dominazione napoleonica (1796-1814), il Piemonte seguì i destini del Regno di Sardegna ed ebbe un ruolo centrale nel Risorgimento italiano e nella costruzione del nuovo stato unitario (1861), che ne derivò la struttura giuridica e politica (Statuto Albertino del 1848) e il personale amministrativo, in quel processo che fu definito di "piemontesizzazione" dello stato.

Nei momenti più critici o di transizione della storia nazionale, il Piemonte diede importanti contributi come "laboratorio" politico e sociale, con gli scioperi operai nelle guerre mondiali (nel 1917 e nel 1943), le esperienze torinesi di Gramsci e Piero Gobetti (anni venti), l'intensa partecipazione alla Resistenza (1943-45), l'industrialismo innovativo di Adriano Olivetti (anni cinquanta), la stagione di lotte dell'autunno caldo (1969). Imponente fu l'industrializzazione della regione, che dalla struttura agraria tradizionale del regno sabaudo, fondata sull'egemonia dei ceti burocratici e militari e dell'aristocrazia fondiaria, seppe avviare, a partire dall'età cavouriana (1852-61), un rapido processo di modernizzazione fino a diventare, all'inizio del Novecento, un'area rilevante del triangolo industriale che trainò il decollo economico italiano.

Non mancarono, nel rapido sviluppo, gli squilibri, soprattutto territoriali, tra l'area del torinese, sede principale dell'industrializzazione, e l'economia ancora prevalentemente rurale del resto della regione. Il tessuto economico, in cui ebbe un posto proponderante la FIAT, attrasse negli anni cinquanta e sessanta un grande flusso migratorio, che provocò profonde trasformazioni sociali e culturali; si dimostrò, invece, piuttosto fragile di fronte alle sfide della mondializzazione di fine secolo, che pagò con un certo declino industriale e un alto tasso di disoccupazione.

A.C. Piemontesi nel mondo In Venezuela

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00518 212 285 84 93

Presidenta: Fernanda Moglia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indirizzi utili:

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http://www.piemondo.it/

 

 

 

 

 

 
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