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Auto & motori

Gli italiani in Germania rappresentano la seconda collettivitá di emigranti in importanza dopo quella turca - Nella Bassa Sassonia i nostri connazionali sono circa 23 mila

Disoccupazione giovanile e sistema educativo selettivo preoccupazione degli italiani di Hannover

HANNOVER – I loro problemi sono molto diversi dai nostri. E’ evidente. Vivere in un Paese con un sistema assistenziale assai sviluppato, con una infrastruttura industriale all’avanguardia, con una stabilitá politica e istituzionale di lunga tradizione...

HANNOVER – I loro problemi sono molto diversi dai nostri. E’ evidente. Vivere in un Paese con un sistema assistenziale assai sviluppato, con una infrastruttura industriale all’avanguardia, con una stabilitá politica e istituzionale di lunga tradizione e ben consolidata, con un servizio di trasporto pubblico efficiente, con un indice delittivo molto basso e, poi, come se tutto ció non fosse giá sufficiente, anche non tanto lontano dalla Madrepatria vuol dire trovarsi quotidianamente ad affrontare una realtá tanto diversa dalla nostra che si stenta a crederci. Ed allora, in un contesto come quello appena descritto, é ovvio che altre sono le prioritá, altre le preoccupazioni.

- La maggior difficoltá che oggi tocca vivere alla nostra Comunitá – spiega il dottor Giuseppe Scigliano, presidente del Comites di Hannover – é la disoccupazione giovanile a seguito della crisi economica che ha colpito pesantemente anche la Germania. Altro problema è quello della realtá scolastica. Il sistema educativo tedesco é molto selettivo e castiga eccessivamente i figli dei connazionali.

22 mila, forse anche 23 mila; ma non di piú. Tanti sono gli italiani residenti nella Circoscrizione Consolare di Hannover. Sono sparsi qua e là in un territorio, la Bassa Sassonia, con una estensione di quasi 48 mila chilometri quadrati, in cui vivono 8 milioni di persone. Hannover, che é la capitale, ha appena 500 mila abitanti.

 

L’emigrazione italiana

in Germania

Prima, seconda e terza generazione. Ma le origini dell’emigrazione italiana in Germania vanno oltre. Infatti, giá a cavallo tra il XIX ed il XX secolo erano tanti i connazionali che cercavano un impiego in questo Paese. All’inizio del ‘900, la Germania si trasforma in una potenza industriale. I complessi produttivi, per lavorare a pieno regime, hanno bisogno di operai. Nel Paese c’é tanta richiesta di mano d’opera. Ed i connazionali, che in patria non hanno di che vivere, in Germania si accontentano di poco, pochissimo. La loro é una vita di stenti. Lavorano tutto il giorno, tutti i giorni. In cambio, ottengono un salario misero, com’é misera la loro vita. Ma é pur meglio di niente. Sono per lo piú italiani gli operai che tra mille stenti, privazioni e condizioni climatologiche avverse, costruiscono la ferrovia nella Foresta Nera.

L’avvento della Prima Guerra Mondiale interrompe il flusso migratorio che riprende nella seconda metá degli anni ’30. Nuova interruzione per la Seconda Guerra Mondiale e poi, dopo il 1955, dopo la firma del trattato italo-tedesco molti italiani imboccano nuovamente la strada della Germania. E’ un accordo che fa da battistrada; che apre le frontiere ai “Gastorbeiter”, i “lavoratori ospiti”. Tali infatti erano ritenuti gli immigrati. D’altronde, vista anche la temporaneitá dei contratti di lavoro, l’emigrazione era considerata un’esperienza transitoria; un mese, una stagione, un anno. Insomma, una realtá fugace, anche se poi cosí non é stato. E’ questo concetto della provvisorietá che frena, pregiudica il processo d’integrazione.

Tante cose oggi sono cambiate. Gli anni grigi dell’immediato dopoguerra sono solo un ricordo del passato. Ma la realtá, nonostante i progressi della societá in ogni ambito, resta pur sempre assai complessa. Nel rapporto della Fondazione Migrantes del 2006 – ma in tre anni non é cambiato molto – si legge che in Germania risiedono 533 mila italiani. Piú di mezzo milione di connazionali che, dopo quella turca, costituiscono la collettivitá numericamente piú consistente, piú importante. Gli italiani in Germania sono per lo piú siciliani, pugliesi, calabresi. Ma vi sono anche piemontesi, toscani e veneti.

Nonostante si parli, oggi, di seconda e terza generazione, e pur con una societá piú aperta e ricettiva ai grandi cambi, l’integrazione, in Germania, continua ad essere un processo difficile e delicato. Sono ancora tanti gli ostacoli da superare. Ce ne accorgiamo parlando con Luigi Di Giacomo, da quasi 10 anni residente ad Hannover. Lo incontriamo per caso nei pressi della Chiesa Aegidienkirche, un monumento per ricordare i tanti caduti vittime del nazismo.

- Ho sempre la valigia pronta – ci dice -, Non riesco ad adattarmi. La lingua, nonostante ora la parli speditamente, resta sempre un impedimento. Credo proprio che questo sia il mio ultimo anno in Germania. A dicembre alzo le tende e torno in Italia. Con quel che ho risparmiato riusciró a metter su qualcosa nel mio paese.

Gestore di una gelateria, in una delle tante stradine del centro di Hannover, confessa che ha pochi, pochissimi amici.

- Tra i tedeschi? – si sofferma – Mah... Si contano sulle dita di una mano. Ma anche tra gli italiani... siamo troppo dispersi.

Dal canto suo, Franco Veltro, titolare del ristorante Bella Italia, a quattro passi dal Rathaus, ci spiega:

- L’integrazione é un processo molto difficile. Non avviene dall’oggi al domani. La responsabilitá  é un po’ di tutti. Non é vero che i tedeschi siano schivi, che abbiano un carattere chiuso. Credo, invece, che siamo noi italiani che non riusciamo ad adattarci alle loro abitudini, al loro modo di pensare e di agire. E, cosí, nascono i problemi, le difficoltá, le incomprensioni. Sono sposato con una tedesca e ho tre figli. Frequentano la scuola senza difficoltá. Con gli amici hanno un’ottima relazione.

S’interrompe, sorride ed aggiunge:

- Il maggiore, quando gli azzurri giocano contro la Germania, mette al balcone una bandiera italiana immensa. Il piú piccolo, invece, quella tedesca.

La storia di Franco, con qualche sfumatura, é quella di tantissimi italiani che oggi vivono all’estero.

- Nel mio paese, Campora San Giovanni in provincia di Cosenza, avevo un lavoro – racconta. - Ero cuoco. Alcuni vicini di casa decisero di emigrare. Vennero in Germania, ad Hannover. Li seguii un po’ per curioditá, un po’ per spirito d’avventura. Dovevo restare qualche mese, un anno tutt’al piú,... ed invece...

Franco é fortunato. Trova subito lavoro come cuoco-pizzaiolo. Il suo primo impiego gli viene offerto proprio dall’allora  titolare del ristorante a cui, poi, ha rilevato la proprietá.

- L’ho acquistato dal vecchio padrone – ci dice senza nascondere la propria soddisfazione -. La nostra é una cucina un po’ particolare. Ci adattiamo ai gusti tedeschi, ma anche questi stanno cambiando. Ad esempio, sono sempre meno quelli a cui non piace la pasta “al dente”. I tedeschi viaggiano molto. In tanti si recano in Italia: Napoli, Roma, Firenze, Rimini, Riccioni, Venezia. Imparano velocemente la nostra cucina. E, quando tornano, esigono la pasta “al dente”.

Ricorda i primi mesi in Germania. Era la fine del 1982.

- Al principio – confessa -, é tutto molto difficile. Non parli la lingua. Non capisci quel che ti dicono. Non puoi comunicare. Non hai amici. Insomma, hai la sensazione di essere tagliato fuori dal mondo.

Scigliano conferma. La lingua, cosí diversa dalla nostra, “rappresenta un ostacolo al processo d’integrazione”. Non a caso, per il Comites che presiede, “sono molto importanti le attivitá volte a dare impulso all’integrazione e, in questo scorcio di anno che resta, sono previste iniziative in tal senso”.

- Dobbiamo riconoscere che non c’é una forte integrazione – ammette a malincuore. - Non c’é miglior esempio che quello dell’ambito politico. In Germania, non esiste una lobby italiana. Se non fosse per contate eccezioni, non esisterebbe una partecipazione politica. Nelle ultime elezioni i candidati di origine turca sono stati tanti. Quelli di origine italiana, invece... I nostri figli sono ancora fortemente legati all’Italia. Ed é bene che sia cosí. Comunque, dovrebbero interessarsi, partecipare di piú alla vita del Paese. Insomma, assumere ruoli da protagionisti.

Integrazione difficile? Lo conferma anche Claudio Provenzano. Impiegato nel settore “ricerche di mercato” degli uffici della Wolsvaghen di Hannover, é la degna espressione della seconda generazione che si fa spazio nel mondo del lavoro e si interessa dei problemi della Collettivitá, quella con la “C” maiuscola. In perfetto italiano, ma con un netto accento tedesco, spiega che in Germania “il fenomeno dell’integrazione merita  una particolare attenzione”.

- Non é assolutamente mia intenzione – sottolinea – indicare responsabilitá. Come sempre accade, queste non sono da attribuire ad un solo attore. Comunque, a mio avviso, é una realtá che il nostro giovane sia visto con diffidenza e distacco dai tedeschi. Forse sará perché il figlio di italiani non riesce ad identificarsi con il loro modo di fare, di agire.

Ammette immediatamente che “non si puó, e non si deve, fare di tutta l’erba un fascio”. E afferma che ci sono anche “ragazzi italo-tedeschi perfettamente integrati”. Prosegue:

- Si identificano con il modo di agire, con i comportamenti dei tedeschi, con la loro cultura e con la loro forma di pensare. Ma non sono tanti. La realtá é che la stragrande maggioranza, che in casa riceve una particolare educazione che  si riconosce nella tradizione e cultura italiana, quando poi va fuori, nelle scuole, nel lavoro, entra in contatto con un mondo molto, forse troppo, diverso.

E cosí l’integrazione, che specialmente per noi si é trasformata in un fenomeno di grande valore poiché  ha permesso di arricchire la nostra cultura e tradizione  con quelle del Venezuela aprendoci le porte a nuove esperienze in tutti gli ambiti, in Germania cammina con grande lentezza tra tante difficoltà, a partire da quella linguistica.

- Tra i giovani – prosegue con rammarico Provebnzano – c’é tanta apatia. Ad esempio, il tema della doppia cittadinanza. I nostri giovani si chiedonio quali vantaggi comporterebbe. Non capiscono che permetterebbe loro di essere protagonisti; che è la porta di accesso alla partecipazione politica e quindi alla possibilità di intervenire su decisioni che incidono  sul nostro futuro come cittadini.

 

 

 

Gli anziani

ed il lorio problemi

Biciclette, tante, tantissime; tranvia e autobus, in abbondanza; viali alberati e isole pedonali, un po’ ovunque; automobili, poche. Insomma, Hannover, la capitale della Bassa Sassonia (uno dei sedici Bundsland della Germania) é una cittá a misura d’uomo. Forse, per chi é abituato al chiassoso caos “caraqueño”, d’una tranquillitá tale da correre il rischio di trasformarsi in eccessivamente monotona.

Che Hannover sia una cittá di giovani e per i giovani lo si intuisce immediatamente. E non solo per la quantitá di studenti che affollano le strade principali, ma soprattutto per i fast-food, presenti ovunque. Dai classici McDonald’s e Subway, testimoni inconfondibili della globalizzazione; ai non meno frequentati Dönner Kebad e alle tavole calde cinesi, espressione di una societá multietnica. Abbiamo, poi, i locali che offrono carne di maiale ed i tipici “currywurst”, una specialitá tedesca che consiste in una salsiccia ricoperta di salsa al curry accompagnata da “brotchën” o semplicemente “Kartoffeln”. E’ un piatto popolare squisitamente tedesco che a Berlino, nell’angolo tra Kantstrasse e Schützenstrasse, ha un suo museo: il “Deutsches Currywurst Museum”. C’é poi il cosmopolita, e certamente piú caro, Starbucks. Quindi, si approda al low-food. E qui i ristoranti italiani fanno la parte del leone. Se si da credito ai  dossier della Fondazione Migrantes – e non c’é ragione per non farlo – i ristoranti italiani in Germania sono circa 40 mila, se non di piú. Le gelaterie, poi, sono il fiore all’occhiello. Gestite per lo piú da veneti, offrono un prodotto di gran qualitá. L’Associazione dei Gelatieri Italiani in Germania, regolarmente affiliata alla Confartigianato tedesca, fu fondata nel 1969 ed oggi riunisce ben 1500 gelatieri artigiani, in rappresentanza di oltre 2.200 gelaterie distribuite in tutto il paese.

Il nostro primo incontro con il dottor Scigliano si svolge proprio in una delle gelaterie nella Einst-August-Platz, la grande piazza che si apre immediatamente al turista che arriva ad Hannover in treno. Ci accompagna il signor Luigi Gallinaro, fondatore del “Club 50/60”.

- Questo – spiega Gallinaro – é un centro nato essenzialmente per fungere da punto di riferimento ai i nostri pionieri, i nostri anziani. Appunto, per gli italiani che emigrarono in Germania negli anni ’50 e ’60. Ormai questi connazionali sono in pensione,. Hanno tanto tempo libero e noi li aiutiamo ad occuparlo. Si organizzano partite a “scopa”, “briscola” e “tresette”. O, semplicemente, ci riuniamo per conversare e trascorrere qualche ora in compagnia.

Scigliano sottolinea che l’iniziativa di Galliano ha trovato subito ricettivitá nel Comites.

- I nostri anziani – sottolinea Scigliano – non hanno grossi problemi se non quello della solitudine. Hanno maturato una pensione che gli permette di soddisfare le proprie esigenze. Lo Stato, poi, provvede a tutto il resto. L’assistenza sanitaria e le medicine non gli mancano. I nostri anziani, su questo aspetto, sono tutelati. Ma i connazionali che hanno raggiunto una certa etá hanno bisogno anche d’altro: di compagnia, ad esempio.

Ci informa che il Comites di Hannover ha chiesto, ed ottenuto, “fondi per  realizzare una ricerca che offra una radiografia dei nostri anziani”.

- Deve aiutarci a capire chi sono i pionieri, dove vivono – commenta. - Per un anziano non é lo stesso avere un appartamento al terzo o quarto piano o a pianterreno. Vogliamo sapere se vivono soli. Se hanno ancora la compagna o il compagno; se sono malati e chi li assiste. Insomma, desideriamo capire. Aiutarli. Vogliamo che non si sentano soli.

Che differenza dalla realtá dei nostri anziani che ogni giorno devono lottare, nel mare agitato della crisi venezolana, per ottenere un aiuto per una visita medica, per una medicina o, ancor peggio, per un semplice piatto di pasta! Assorti in questi pensieri, solo ora ci rendiamo conto della grande tristezza riflessa negli occhi di Moises Stella, un anziano incontrato mentre passeggiavamo lungo il Maschsee, il laghetto artificiale di Hannover, poco distante dallo stadio Awd-Arena. Incuriosito al sentirci parlare in italiano, si avvicina per chiederci semplicemente:

- Turisti? Di dove?

Rotto il ghiaccio ci accompagna per quasi tutto il pomeriggio. Trascorsi i primi anni come operaio, si trasferí ad Hannover dove lavoró come impiegato in un ristorante-pizzeria fino ad aprire un piccolo negozio di articoli di elettricitá.

- Mia moglie – ci dice – oggi non se l’é sentita di uscire. Sá, con l’etá... quando comincia il freddo... Viviamo non lontano da qua, in un appartamentino. Veniamo tutti i pomeriggi a camminare. Noi siamo fortunati. Abbiamo risparmiato qualche soldino, la casa l’abbiamo e la pensione... non é gran cosa ma per noi é sufficiente. Nostro figlio lavora a Munich ma ci viene a trovare spesso. Ha due splendide bambine. Ci mancano gli amici. Sono sempre meno. Noi siamo fortunati, siamo ancora vivi. Non voglio pensare come sarebbe la mia vita se un giorno Lucia, la mia compagna, mi venisse a mancare...

//La Voce d´Italia

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