Editoriale ![]() L'aspettiamo, signor ministro
Probabilmente la decisione era già stata presa. Sicuramente quanto tragicamente accaduto a Los Roques ha consigliato di accelerare i tempi. E così avremo presto tra noi il vice-ministro degli Esteri con delega agli Italiani nel mondo, Franco Danieli. La data della sua visita è ancora da precisare ma dovrebbe essere prossima se è vero quanto comunicato dal suo ufficio stampa. Il Venezuela non è più il placido Paese di una volta, quello nel quale si usciva di casa dimenticando di chiudere la porta. Omicidi, stupri, rapine e soprattutto sequestri. La delinquenza, oggi, è dilagante. E i connazionali, sempre con maggior frequenza, ne sono purtroppo vittime. La gioia per la recente liberazione della Capuozzo o di Russo non può farci dimenticare il dramma che vivono le famiglie che hanno ancora in mano dei delinquenti i loro cari o che non li riavranno mai più vicino. Non possiamo non pensare ai sequestri “express”, quelli che si risolvono in poche ore, con poco denaro, che non rientrano nelle statistiche ufficiali sulla criminalità perché difficilmente si denunciano gli aggressori ma che lasciano una profonda traccia in coloro che ne sono protagonisti involontari. Non si può non provare sgomento per quanto accaduto alla giovane coppia italiana in viaggio di nozzze a Los Roques. Oggi, domani noi potremo essere le prossime vittime. Se è vero quanto affermato dal candidato alla presidenza della Repubblica, Manuel Rosales, - e non abbiamo motivo per dubitarne - in appena 8 anni in Venezuela ci sono state ben 90 mila morte violente. Tante, veramente tante. In questo contesto, la prossima visita del ministro Danieli, per noi italiani del Venezuela, assume una particolare importanza. Non crediamo che, in questo frangente, sia utile la polemica, come quella di chi sostiene che se invece di una turista italiana la vittima fosse stata un’italo-venezolana non lo avremmo avuto, in tempi brevi, tra noi. Ora quel che importa è che il ministro Danieli rompa la tradizione e che la sua non sia la solita “visita-lampo” alla quale ci hanno abituato i nostri rappresentanti; che non ceda alla tentazione di restare dentro le solide, sicure e senz’altro confortevoli mura dell’Ambasciata e che si riunisca non solo con una decina di connazionali, che si addossano la rappresentanza di tutta Siamo coscienti che lo scopo della sua missione è quella di “discutere in maniera franca ma decisa con le autorità venezolane le misure adottate e da adottare al fine di garantire i necessari livelli di sicurezza” per tutti noi. Non dubitiamo che conosca bene la nostra realtà, anche perché i parlamentari eletti all’estero avranno sicuramente già provveduto ad illustrare il dramma che viviamo quotidianamente, ma siamo altrettanto convinti che questa è un’occasione irripetibile per incontrare la nostra Collettività; quella silenziosa che non partecipa ai cocktail ufficiali; quella che non vive nei quartieri “in” e che non viaggia in auto lussuose, blindate e con “body-guard”; quella che, col lavoro, si è conquistata la stima e la fiducia del Venezuela e che ha sempre conservato gelosamente l’amore verso E’ per questo, signor ministro, che l’aspettiamo. Mauro Bafile//La Voce d´Italia La Voce d´Italia C.A. @ 2004 Tutti i diritti riservati. | |||
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